Cronache villane III/IV — Conoscere il posto
All’alba arrivava il vento. Fu la prima cosa che imparai del posto. Saliva dalla valle e attraversava gli olivi, entrava dalle finestre lasciate aperte, muoveva le tende e finalmente faceva girare le piccole rondini nere di carta appese al soffitto della camera della bambina. Dopo le notti immobili della Cupola , mi sembrò un avvenimento: Villana respirava. Durava poco. Qualche ora appena. Poi il sole saliva sopra il versante, la Verruca in lontananza usciva dalla foschia, il vento diminuiva e verso mezzogiorno ogni cosa tornava lentamente ferma. Ma all’alba l’aria era fresca e la casa, che durante la notte aveva trattenuto il calore, sembrava restituirlo. Uscii. Davanti c’erano gli olivi; sopra la casa e sul pendio di fronte cominciava il bosco. Più lontano ancora, il profilo del monte, che a quell’ora aveva contorni diversi da quelli della sera. Andai a sedermi sotto l’olivo che avevo scelto con una certa attenzione: l’erba era secca e irta, ma in quel punto il telo riusciv...

